Tecarterapia: strategie operative in acuto e cronico
In questo articolo parliamo di come regolare ed operare con la tecar terapia in acuto – subacuto e cronico
La tecar terapia è l’ elettromedicale che funziona tramite la generazione di energia grazie allo spostamento di cariche elettriche, tramite due manipoli (capacitivo e resistivo).
Questo macchinario può essere utilizzato in svariati modi su molteplici patologie. Per sfruttarlo al meglio, è bene sapere come impostarlo nei diversi casi. (Alla fine di questo articolo ti consiglio altri articoli di approfondimento su come regolare la potenza della tecar in base ad alcune patologie).
Grazie allo spostamento di cariche elettriche, vengono stimolati i tessuti trattati a recuperare il corretto voltaggio di membrana cellulare, e come effetto secondario, viene prodotto calore direttamente, determinando cosò una vasodilatazione che migliora l’afflusso di sangue nella zona trattata.
Di conseguenza…
Tecar terapia: nella foto applicazione statica della tecarterapia su mano e polso
In primo luogo è necessario che il fisioterapista interpreti correttamente segni e sintomi del paziente per definire se la patologia che dovrà trattare si trova in fase acuta, subacuta o cronica, quindi capire già se si può aumentare la potenza o se sia meglio lavorare in atermia a bassissime potenze.(Come regolare la potenza della tecar)
Successivamente, si deve ragionare su due fattori principali:
In base alla durata nel tempo, l’evoluzione di una infiammazione può essere:
L’infiammazione acuta ha la durata compresa fra poche ore ed alcuni giorni, superati i quali si parla di fase subacuta.
L’infiammazione cronica ha durata variabile di settimane, mesi, anni.
Possono essere utilizzate due strategie operative:
1. Lavorare al 100% in atermia a bassissima potenza
2. Agire all’80% in atermia nel punto acuto di dolore e al 20% in temperatura lontano da tale zona per favorisce il drenaggio dei liquidi dalla zona da trattare alla zona in cui si è lavorato in temperatura (tessuto muscolare a monte e stazione linfatica).
Ci sono ancora due metodologie attuabili:
1. lavorare al 20% in temperatura e all’80% in atermia, con l’obiettivo primario di ridurre il dolore.
2. lavorare, al contrario, all’80% in temperatura e al 20% in atermia. Quest’ultima strategia viene utilizzata per lavorare principalmente sull’impotenza funzionale del tessuto “resistente”. Per esempio un muscolo diventato debole ipotonico e ipotrofico.
In tal caso si agisce principalmente in temperatura:
Al 100% con potenza elevata, oppure all’ 80% in vasodilatazione +20% di atermia. Lo scopo in fase cronica è stimolazione i processi energetici metabolici e aumentando l’ossigenazione del tessuto grazie ad un maggior afflusso di sangue ricco di ossigeno e nutrienti: il trattamento in temperatura in fase cronica può aumentare fino al 300% la quantità di ossigeno presente nel tessuto prima del trattamento di tecar terapia.
Una cosa è certa e più sicura anche per il paziente. Qualsiasi sia lo stadio acuto, subacuto o cronico del paziente, sarebbe sempre meglio:
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