Come allenare la propriocezione
Il medico ti ha detto che devi fare ginnastica per il mal di schiena o per un dolore alle spalle? Questo articolo può esserti utile!
Gli esercizi di propriocezione che vedrai in questo, e negli altri video, sono utilizzati sia in ginnastica posturale che in riabilitazione ortopedica post intervento chirurgico.
Provate ad immaginare la seguente situazione: vi state infilando le scarpe per uscire a correre e, improvvisamente salta la corrente elettrica e vi trovate al buio. Nonostante l’assenza di luce siete in grado di avvicinare la scarpa al piede, infilarla nel modo corretto, tendere le stringhe ed allacciarla.
Il problema magari si pone nel trovare la seconda scarpa nel buio totale, ma se le avete entrambe vicine riuscireste a prepararvi per il vostro allenamento.
Questo “settimo senso”, che preferisco denominare come “senso del movimento”, è dato dalla propriocezione. La propriocezione, è definita come il senso di posizione e di movimento degli arti e del corpo che si ha indipendentemente dalla vista.
Essa può avere due componenti:
La propriocezione è assicurata da specifici recettori. Sensori che informano il sistema nervoso centrale (SNC) della posizione del corpo in relazione con se stesso e con il mondo. Vediamo quali sono:
E’ fondamentale per il SNC essere costantemente informato di questi parametri, poiché essi influenzano anche la postura…
Infatti, postura e movimento sono un binomio già collaudato: “il movimento è il passaggio da una postura all’altra”, da Sharrington; “il movimento è un continuo cambiamento di postura”, secondo Bobath.
Naturalmente il sistema propriocettivo funziona in modo corretto nel soggetto in salute ma nel momento in cui il soggetto subisce un insulto articolare con un infortunio, i recettori a livello muscolare e articolare vengono traumatizzati e la sensibilità propriocettiva anch’essa alterata. Ad esempio un soggetto che subisce una distorsione alla caviglia e, anche dopo una specifica rieducazione, continua a caricare maggiormente dal lato sano proprio perché il suo sistema propriocettivo si è modificato, invia quindi informazioni sbagliate al SNC e di conseguenza riceve risposte sbagliate.
Questo sesto senso è una qualità fondamentale per il controllo del movimento e della stazione eretta. Il primo ricercatore ad occuparsi di propriocezione fu il neurologo Douchenne di Boulogne (1806-1875) che scoprì l’esistenza delle sensazioni propriocettive dei muscoli e delle articolazioni. Molto è stato fatto fino ad arrivare a Sherrington, che con i suoi studi ha messo le basi della neurofisiologia moderna e ha introdotto il termine “propriocezione”. Essa, attraverso i suoi sensori precedentemente descritti, fornisce informazioni di retroazione sui movimenti del corpo; semplificando segnala, istante per istante, quali movimenti l’organismo stesso sta compiendo.
Spesso dopo un infortunio si pensa solamente al recupero dell’articolarità e del tono muscolare tralasciando e relegando ad ultima fase il recupero della propriocezione. La rieducazione propriocettiva serve quindi a ridare al soggetto la capacità di percepire come sono disposte le proprie articolazioni in statica e dinamica. Gli strumenti più conosciuti e necessari per allenare la propriocezione sono: le tavolette basculanti a uno o due appoggi, i cuscini gonfiabili di varie dimensioni, le pedane tecnologiche ed interattive e altri. Ma la fantasia del rieducatore è lo strumento fondamentale per un buon allenamento propriocettivo.
Bisogna sempre tenere in considerazione alcuni punti per una corretta rieducazione propriocettiva:
La rieducazione di un soggetto, sportivo o amatoriale, è qualcosa di specifico che deve tenere conto di chi è la persona e cosa faceva prima del trauma, delle sue necessità e ambizioni. Nota fondamentale per una precisa rieducazione è la fantasia del Trainer/terapista nel somministrare le esercitazioni, variandone il contenuto, la frequenza e la durata ad ogni seduta. Da non sottovalutare è anche l’aspetto psicologico che la persona instaura dopo il trauma, la motivazione deve essere stimolata parallelamente alla rieducazione propriocettiva.
Una buona empatia tra il Trainer e la sua persona da curare sarà infine l’ingrediente segreto per massimizzare i risultati.
La rieducazione può avere realmente successo ma bisogna comprenderne i fattori chiave:
Se è vero che da molti il corpo umano è paragonato ad una macchina, è inutile riparare le singole parti della macchina senza dare importanza alla centrale-cervello che la regola.
Il soggetto riuscirà a ritornare a fare ciò che faceva prima, nei limiti del possibile, se il SNC è adeguatamente allenato a riprendere il controllo della situazione.
Bisogna anche tenere in considerazione che la propriocezione sarebbe da stimolare anche nel soggetto sano:
Si parla allora di allenamento propriocettivo e non di rieducazione. La finalità è di rendere la persona più consapevole del proprio corpo, della gestione della forza col fine ultimo, magari, di prevenire gli infortuni.
Come accennato, propriocezione e postura hanno forti legami. Spesso le alterazioni posturali sono date da cattive sensazioni propriocettive. Ecco un ulteriore motivo per allenare la propriocezione!
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